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Umberto Eco aveva ragione, anche sui giornali

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1 novembre 2016 - 10:53 | Commenti 3 | Link breve

Altro che «Umberto Eco : Chi voterà NO è un imbecille e i grillini sono una legione d’imbecilli»: questa è idiozia, è cretinismo endemico.


Umberto Eco all'incontro con i giornalisti al termine del conferimento della Laurea Honoris Causa in Comunicazione e Culture dei Media dell'Università degli Studi di Torino.
Umberto Eco all’incontro con i giornalisti al termine del conferimento della Laurea Honoris Causa in Comunicazione e Culture dei Media dell’Università degli Studi di Torino.

Quando dico che il Web e i Social non sono più frequentabili1, non lo dico per caso e, a quanto pare, non sbaglio.

L’ultima bufala fondata su una travolgente ignoranza scatenata da un sito fake e circolata su Facebook me lo conferma: qualche affetto da cretinismo endemico2 ha creduto all’ennesima panzana lanciata da Ermes Maiolica. E cioè che Umberto Eco avrebbe affermato che «Chi voterà NO (il 4 dicembre prossimo, salvo complicazioni, al referendum sulla riforma costituzionale, ndB) è un imbecille e i grillini sono una legione d’imbecilli».

Peccato che il prof. Umberto Eco3, un luminare dotato di 40 – quaranta – lauree ad honorem, sia venuto a mancare il 19 febbraio scorso, quando di referendum neppure si parlava.

Che Ermes Maiolica sia un bufalaro ormai dovrebbe essere noto, dunque già la semplice firma dovrebbe immediatamente insospettire e, se mai, spingere a fare altri generi di valutazioni4.

Quel che è peggio è che i giornali – fatta salva qualche sparuta eccezione – non aiutano affatto a uscire da questo torpore intellettuale che affligge e cretinizza un popolo disposto a credere al primo imbecille secondo cui gli asini volano.

Già, perché è proprio in essi che si annidano i germi della peggior confusione possibile tra Web, Social Network e Internet, trattati come fossero l’uno l’equivalente dell’altro quando non lo sono, neanche da lontano.

Allora, cerchiamo di ricordare con maggiore esattezza le parole pronunciate da Umberto Eco. Sul Web esiste un sito, chiamato YouTube, nel quale si memorizzano filmati. Il filmato è uno strumento più difficilmente manipolabile rispetto a un testo scritto (specie se quest’ultimo è prodotto da persona di dubbia affidabilità), dunque è meglio di qualsiasi articolo.

Su YouTube c’è, appunto, il filmato del colloquio5 con i giornalisti dopo il conferimento dell’ennesima laurea ad Umberto Eco, questa volta in Comunicazione e Culture dei Media, nel quale il compianto professore pronuncia le famose parole (che trascrivo ascoltando, mettendo in pausa e scrivendo):

(Il social) […] dà diritto di parola a legioni di imbecilli i quali prima parlavano solo al bar, dopo due o tre bicchieri di rosso, quindi non danneggiavano la società. […]

Non molto tempo fa, il giornalista Enrico Mentana ha coniato6 un’altra definizione degna di nota: Webete, cioè l’ebete del Web, più sintetica ma altrettanto azzeccata e all’interno della quale sarei molto tentato, in tutta franchezza, di includere coloro che scientemente diffondono bufale sul Web, dimostrando di non aver compreso cos’è Internet e a cosa dovrebbe servire.

Potremmo inventarci Facediòta, per definire l’idiota di Facebook; oppure Twittèbete, per definire l’ebete di Twitter; o, più genericamente, socialtìno, per definire il cretino dei social.

In sintesi, sono tutte manifestazioni di un’aberrante e soporifera assenza di attività cerebrale, per via della quale non si viene – come affermava Eco – ridotti al silenzio dalla comunità di frequentatori del bar che, grazie alle influenze sociali attuate dal parlare in presenza, fanno si che l’imbecillità resti confinata e non porti nocumento alla società.

Umberto Eco, nel suo discorso (che consiglio di ascoltare direttamente, vedi nota 5), suggerisce anche ai giornali e ai giornalisti di offrirsi come “consulenti”, ossia di stilare delle classifiche dei siti Web in cui gli sprovveduti si imbattono e, dall’alto della loro posizione di fonti attendibili (almeno fin quando, con il loro comportamento, perderanno anche quest’attributo), decretarne la validità, la tipologia, l’attendibilità e ogni altra “dote”.

Per far questo, giornali e giornalisti dovrebbero ergersi a giudici, e per ergersi a giudici occorrono sostanza, argomentazione corretta, capacità critica, memoria, intraprendenza, acume, competenze accurate e dono della sintesi.

Penso, prossimamente, di fare qualcosa del genere sul New Blog Times, aprendo una sezione dedicata e sostituendola, nella Home Page, alle tante altre che hanno fatto il loro tempo.

Perché, come ha detto lo stesso Eco, quel che serve è «filtrare con équipe di specialisti le informazioni di Internet, perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno».

Vedremo. Nel frattempo, per favore, non ci confondiamo con quelle legioni di imbecilli e cerchiamo di lasciare il cervello acceso. Sempre.

Marco Valerio Principato

(Download post in PDF)


1 Se non in presenza di autentico senso critico, grazie al quale si compie lo sforzo cognitivo e discrezionale di scremare quel che si legge con estrema inclemenza.

2 Il cretinismo endemico è una forma di cretinismo (deficienza mentale e fisica permanente, causata solitamente da ipotiroidismo, cioè dalla carenza di ormoni provocata da un malfunzionamento congenito della ghiandola tiroidea o dell’ipofisi) causato, nello specifico, da una grave mancanza di iodio nella dieta alimentare abituale. Fonte: Wikipedia, Cretinismo, in https://it.wikipedia.org/wiki/Cretinismo, consultato alla data di redazione.

3 V. scheda su Wikipedia, Umberto Eco, in https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Eco, consultata alla data di redazione.

4 Su Wired il 5 novembre del 2015 è uscita un’intervista dalla quale si evince inconfutabilmente con quale personaggio si ha a che fare: Ermes Maiolica, il re della bufala sui social media, in http://www.wired.it/internet/social-network/2015/11/05/ermes-maiolica-bufala-social/, consultato alla data di redazione. Più recentemente, Ermes Maiolica ha fatto circolare una bufala su una presunta pubblicità di evidente contraffazione riguardante una nota marca di elettrodomestici, che – ciò nonostante – ho voluto far notare a una mia collega di studi per le opportune riflessioni del caso sul futuro delle comunicazioni social e sulle posizioni di chi le deve gestire (visibile su Facebook in https://www.facebook.com/principato/posts/10210327247116600?pnref=story).

5 Accessibile sul portale Web di YouTube in: https://www.youtube.com/watch?v=u10XGPuO3C4, visto alla data di redazione. La frase in questione è circa al 4° minuto.

6 Mentana ne discute su Facebook a proposito delle bufale legate al presunto declassamento dell’intensità dei sismi, che secondo certi complottisti sarebbe perpetrato ad arte al fine di non risarcire integralmente le famiglie. Un errore in cui è caduta persino una senatrice (ne parlo in Un Blundo complotto, in http://www.marcovalerioprincipato.it/2016/10/30/un-blundo-complotto-341.html) nel post pubblico sul suo profilo, in https://www.facebook.com/enricomentanaLa7/posts/10153983411112545.

Marco Valerio Principato (1277 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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3 commenti (locali) »

  • Axum ha scritto:

    Fatto: mi sono iscritto alla News Letter e vedrò di attivarmi per partecipare, ove possibile, al blog.

    Mille buone cose, Marco Valerio.

  • Marco Valerio Principato ha scritto:

    Grazie, sono diventato rosso! 😉

    In ogni caso, dalle parole ai fatti: sul New Blog Times, da questa mattina, è aperta la nuova sezione denominata Il Passino, nella quale si cercherà proprio di mettere a fuoco simili circostanze, poco raccomandabili e, di sicuro, da “accerchiare”.
    Non sarà la soluzione definitiva, ma almeno ci mettiamo un punto fermo.

    Grazie per l’intervento e a presto!
    MVP

  • Axum ha scritto:

    Carissimo,
    sapendo di sapere che non ho la minima idea di chi sia la capra in questione (Sgarbi docet), dico che, fidandomi degli amici – di penna o di Web – quale ti considero, credo di non avere neanche la possibilità di beccarmi una querela da colui che menzioni. Sì, perché in giro per la rete c’è fin troppa gente che crede nello scudo dell’anonimato; poveri ingenui!
    Puoi immaginare quanti mi manchi la lucidità affascinante del professor Eco, e scoprire come siano state travisate le sue marmoree parole fa un effetto inalberante. Quella dichiarazione me la ricordo meglio del nome di mia moglie, perché tutto ciò che usciva dalla penna o dalla bocca del professore, erano – e sono – per me concetti indelebili.
    Purtroppo la proliferazione di siti e persone che si autoproclamano “ogniccosa” è inarginabile, come incontrollabile. Ciò potrà condurre gli avventori futuri verso una nuova realtà, valida quanto quella di un videogame. Sarà una svolta positiva o la definitiva caduta in un nuovo Medio Evo governato dall’insipienza?

    M’inventerò, per l’occasione, una sorta di aforisma: oggi, chi nasce piccolo crede che la crescita avvenga per induzione, ma non sa che la grandezza è data sempre dalla sostanza dei fatti, compiuti o esposti (non dalle chiacchiere [cit.]).

    Rinnovo la stima che in te coltivo.

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