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Fastweb: la sto mettendo alla prova

Logo e claim
Logo e claim

Come noto a chi mi segue, ho ritenuto inopportuno e incongruo il fatto che Infostrada, mio (ottimo, in linea generale, per due anni) fornitore di Internet ad Anzio, ora che chiede l’intero canone (32 euro) in quanto l’offerta a 19,95 euro mensili è terminata, riconosca solo in minima parte come riconducibili a propri disservizi le disconnessioni dalla rete che ho ampiamente segnalato e documentato.

Non si tratta di “semplici” disconnessioni, come operate dalla maggior parte dei provider (che sono innocue in quanto si limitano a una breve interruzione di connettività che si ripristina subito dopo il riallineamento): nel caso di Infostrada sono disconnessioni a solo livello logico, più precisamente a livello di autenticazione, per via delle quali la portante ADSL resta attiva ma la navigazione, nonché la fruizione di qualsiasi servizio Internet, è di fatto impossibile sin quando qualcuno non spegne e riaccende il router o qualcuno, dal Call Center, non invia un “Reset Line” sul DSLAM, costringendo router e DSLAM a rinegoziare la connessione.

Risulta evidente che tali disconnessioni, riguardando il solo livello di autenticazione, non possono dipendere dall’apparato utente il quale, per stessa ammissione di Infostrada, è rimasto connesso e regolarmente autenticato per quarantatré giorni consecutivi: è impossibile che l’apparato (un AVM 7390, il top di gamma) non batta ciglio per così tanto tempo e poi, improvvisamente, si renda responsabile di tale fatto (che, tra l’altro, rileva ed elenca nel log).

Dunque, si tratta di un’inadempienza bella e buona e per questo ho inviato una disdetta “comoda” (possono disattivare a tempi contrattuali, ossia entro 30 giorni dalla la ricezione della raccomandata) ma, sia chiaro – il vantaggio dell’Home Banking è anche questo – ho già disattivato l’addebito su conto corrente ad evitare “addebiti a sorpresa” a cui i nostri “onesti” e italioti manager fanno spesso ricorso. Gli importi residui dovuti, dopo mio esame, saranno rigorosamente pagati “a mano”.

Forte del fatto che ora Fastweb dice di assegnare IP pubblico illimitato ai nuovi clienti, ho chiesto una nuova linea Fastweb. So perfettamente, visti i 2,5 Km di doppino tra me e la centrale, che non supererò mai i 10 Mbps, ma non importa: anzi, stringerò i filtri del mio router anche a meno di 10, a favore della stabilità. Il problema è un altro: l’IP pubblico.

Attualmente, a linea appena collegata (e connessa a un router “di prova”, un AVM 7170) ho provveduto alla registrazione utente e la connessione già funziona, già si naviga, sia pure nel tradizionale modo “nattato” di Fastweb. Peccato che all’interfaccia WAN del router viene assegnato un indirizzo IP privato (10.x.x.x): è vero che la linea ancora non risulta neppure attivata, per cui dò loro oggi, come tempo, il limite entro cui portare a compimento l’attivazione e vedere in cosa consiste realmente questo IP pubblico illimitato.

Si preparino, perché ho già il dito sul mouse per disattivare l’addebito su conto corrente, anche per loro: in termini tecnici corretti, IP pubblico illimitato deve significare che all’interfaccia WAN del mio router deve essere assegnato un indirizzo IP pubblico, grazie al quale io possa raggiungere tale interfaccia da qualunque altro indirizzo pubblico della Rete Internet. Se così non fosse, di nuovo, si preparino: il contratto in tal caso per me sarebbe nullo (abbiamo anche registrato la mia voce durante la fase negoziale con l’operatore, in cui ribadisco la necessità di IP pubblico e uso rigoroso di apparato utente) in quanto l’azienda fornirebbe qualcosa di diverso da quanto ha pubblicizzato. E sarà perfettamente inutile ricorrere al recupero crediti: l’avvocato è già pronto.

Non mi preoccupo di tutte le angherie, le male voci e le proteste che al riguardo si leggono sui forum: bisogna ricordare che, nel 90 per cento dei casi, quando gli utenti lamentano qualcosa, sono (almeno) corresponsabili (impianti telefonici in casa fatti male, incapacità di maneggiare le apparecchiature, imperizia, incompetenza scientifica e simili sono all’ordine del giorno).

Non è, ovviamente, il mio caso: ho un’esperienza ultraventennale di sola Internet e ho preparazione accademica sufficiente per poter contestare, argomentando in modo scientifico, le sciocche scuse spesso frapposte dagli operatori, pensando di avere a che fare con il solito utente rompiglioni.

Ad maiora: tra qualche giorno ne sapremo di più.

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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