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Lo ripeto: Google News per me è alla frutta

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2 luglio 2015 - 10:30 | Commenti 0 | Link breve

Ormai mi sembra un «modello superato», ancora usato solo da chi si informa con estrema superficialità, accontentandosi del pastone pre-cotto. Qualche pensiero al riguardo.


Tutti conosciamo Google News. È stato un bel progetto, tutto sommato utile. È stato un metodo per avere, in un’unica pagina, l’essenziale per informarsi. Ma non funziona più, almeno per la sezione Scienza e Tecnologia. Una volta un titolo su Google News significava grande visibilità e decine (se non centinaia) di migliaia di visite. Oggi ne porta qualche centinaio, ci ho già fatto caso – sia pure in modo spannometrico – a suon di numeri.

Ed è ovvio. Un po’ perché – anche se questo si dimostrerà un altro errore – oggi ci si informa molto di più tramite Facebook e Twitter; un po’ perché lo sviluppo di Google News – almeno rispetto alla versione USA – è praticamente fermo; un po’ perché sta diventando l’eco delle notizie ANSA, poi riprese dalle testate e dai siti che ne popolano le pagine.

L’ANSA, come tutte le agenzie stampa, non è disponibile online gratuitamente: ciò che lascia fruire gratis sono “gli avanzi” o le notizie dei giorni precedenti, ma il “succo”, ciò che serve davvero a un giornalista o a un redattore Web per iniziare a lavorare su un pezzo, è accessibile solo a pagamento.

Sono poche le fonti online che hanno fatto scelte coraggiose, come The Guardian, presso cui il detto «fammi il pezzo per le tre, sei a casa per il tè» è stato completamente smontato. Quando un pezzo è pronto, esce subito online e poi uscirà anche sull’edizione stampata, che ancora si rivolge a chi non ama Internet.

Senza contare che la gente – per fortuna – inizia a capire che differenza c’è tra la selezione di notizie proposta da Google e quelle che la persona sceglie di leggere sull’intera proposta di un quotidiano: quella di Google News non è una selezione operata da una redazione, non è un lavoro di cronisti, reporter, capiservizio, caporedattori, sotto l’occhio vigile di uno o più vicedirettori e un direttore, a seguito delle tradizionali “riunioni”.

È una fredda selezione algoritmica, dove la scelta di un titolo parte dall’autorevolezza della fonte che per prima propone la notizia (spesso, appunto, il meccanismo parte  dagli “avanzi” pubblicati dalle agenzie) e dalla sorveglianza stretta del numero di click ottenuti. L’elenco delle fonti che man mano si aggiunge a quel titolo è dinamico, una sorta di classifica dove il posto occupato varia in tempo reale secondo i click ottenuti e fa posto, man mano che altre fonti pubblicano lo stesso tema, ad altre proposte, sempre sorvegliando la “resa” in termini di click.

Non si è più parlato della Digital News Initiative. Il cui sito stà lì, immobile, più come raccoglitore di informazioni e come testimonianza dell’esistenza che altro: non c’è un minimo di sezione da cui si evinca il “progress”, non si sa nulla, a parte le condizioni dettate da Google e l’elenco dei partecipanti. Lo scopo, è evidente, era solo quello di distruibuire un po’ di soldi a chi aveva alzato la voce e zittire le relative rimostranze, amplificate dall’Unione Europea.

Quel che mi sembra strano è come mai Google lo lasci ancora lì: come dicevo la volta scorsa, grandi numeri non ne fa più. Ma forse gli bastano quelli prodotti dalle sezioni più popolari: Italia, Intrattenimento, Sport e Salute, notoriamente rivolte a temi di vasta consultazione, anche delle menti meno illuminate (straordinariamente numerose, purtroppo).

Per quanto riguarda la sezione Scienza e Tecnologia, vedo le notizie comparire in modo svogliato, sonnacchioso e strascinato, come si dice a Roma. Una sorta di bombola a ossigeno. Non a caso, le fonti più serie compaiono assai raramente nell’elenco delle notizie di Google News Scienza e Tecnologia. Se ne fregano, perché si sono rese conto che, a esserci o non esseci, cambia poco.

Vedremo.

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Marco Valerio Principato (1280 Posts)

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.


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