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RockMelt, browser social: la minaccia di Flock

RockMelt è un nuovo browser, recentemente annunciato, al cui proposito sono stati già spesi molti titoli, incluso uno sul New Blog Times, naturalmente. Ho chiesto l’invito alla prova e mi è arrivato: lo sto provando.

RockMelt, per ora, c'è per Mac e Windows
RockMelt, per ora, c'è per Mac e Windows

Cominciamo col dire che esiste in versione Windows e Mac, per il momento, come si può osservare dallo snapshot qui a destra, ripreso dopo il download. Non è ancora terminato, è in Beta, dunque può presentare qualche stranezza. Intanto, su Windows 7, al momento mi sta funzionando abbastanza bene.

Poiché, per ora, lo si scarica “su invito”, o ci si fa inviare l’invito direttamente dal sito, oppure scrivetemi: ho degli inviti da inviare (tre, per ora) e quando qualcuno a cui ho inviato l’invito lo scarica, poi quell’invito “mi ritorna”, dunque posso invitare altri.

Crema della faccenda: è basato su Chrome. Durante l’installazione, specie chi ha Zone Alarm noterà che viene coinvolto Google Installer, è tutto normale. Diciamo che si è davanti, un po’ come accaduto per Flock quando ha virato dal “motore Mozilla” al “motore Chrome”, a una riedizione del celebre browser di BigG, opportunamente customizzata.

È tutto al suo posto, come in Chrome: unica differenza è che il menù, anziché trovarsi a destra in alto, sotto la chiave inglese, è a sinistra in alto, sul chrome, appunto. Ci sono alcune voci in più, dedicate allo scopo, perché per chi non lo avesse compreso, RockMelt è un browser che incentra la sua operatività nell’interazione con il mondo social. Che, nello specifico, significa sostanzialmente Facebook e Twitter.

Sulla barra di destra, infatti, sono questi due a troneggiare: cliccandoci sopra, una volta inseriti i dati degli account, si aprono delle listone verticali in cui vi sono i flussi di Facebook e di Twitter. Sotto a questi è possibile inserire i feed RSS di qualsiasi fonte, il che fa comodo. Essi si aprono esattamente nello stesso modo. Per ogni nuovo messaggio, sia esso su Twitter che su Facebook, sia per ogni nuovo feed RSS, un box in basso avverte dell’arrivo.

Dovunque c’è “Share”, condividi, lo scopo è ovvio. Quanto all’italiano, in buona parte il browser è già tradotto (la lingua si imposta esattamente come in Chrome) ma ancora ci sono diversi pezzettini in inglese.

Un popup di RockMelt che avvisa di un messaggio su Twitter
Un popup di RockMelt che avvisa di un messaggio su Twitter

Sulla sinistra c’è una barra analoga a quella di destra: in essa compaiono gli amici su Facebook, con l’indicazione della loro presenza online o meno. Cliccando, un box con due linguette in alto permette di chattare al volo oppure di leggere il “muro” del/la relativo/a amico/a. Ecco, mentre scrivo vengo avvisato di un tweet da Mashable, fotografato qui a destra (cliccare sull’immagine per ingrandirla).

Ogni contatto di Facebook sulla sinistra può diventare “preferito”: in questo modo, la lista di sinistra (che peraltro mostra un numero limitato di amici ma si può espandere in una finestra mobile con barra di scorrimento per vederli tutti) conterrà a scelta i primi n amici, cioè quelli che entrano nello spazio verticale, oppure una lista di amici preferiti, quelli magari i cui post sono attesi, che devono far sapere qualcosa, eccetera.

Insomma, gironzolandoci, trovo che sia abbastanza veloce e funzionale nell’ottica di una vita da Web estremamente socializzata e socializzante. Quel che mi chiedo, però, è: dov’è il business in tutto questo?

Il mio invito al download, sfruttato da Federico Guerrini, ovviamente è un "dato" in mano a Facebook ma anche a RockMelt (click per ingrandire)
Il mio invito al download, sfruttato da Federico Guerrini, ovviamente è un "dato" in mano a Facebook ma anche a RockMelt (click per ingrandire)

Una prima risposta viene dal grafo sociale. Faccio un esempio: ho letto su Facebook che Federico Guerrini (che ha scritto per un po’ sul NBTimes, ma poi ha avuto l’opportunità di scrivere per La Stampa, son contento per lui) voleva provare RockMelt. Appena ho potuto gli ho inviato l’invito: Federico lo ha scaricato e ovviamente, vista la strettissima interazione sul piano architetturale tra RockMelt e Facebook, ovviamente la cosa “risulta” (vedi immagine a destra).

Ecco il succo della faccenda: il business, almeno quello iniziale, sta nello sfruttare l’enorme, mastodontico grafo sociale di Facebook e Twitter, un target pubblicitario gigantesco, anche a proprio favore: al momento non troverei altra spiegazione del perché – intendo: al fine di far quale business – sia stato progettato un simile browser, per di più con alcuni meccanismi decisamente viral, come quello degli inviti.

Per quanto concerne Flock, l’altro social browser nato sul motore Mozilla e poi commutato su motore Chrome, per me ha molto da temere: l’attuale versione di Flock, secondo me, non è usabile come RockMelt. Più complesso, più arzigogolato, meno scorrevole, meno pratico, con la pretesa di toccare tutti i circuiti social (gestisce anche YouTube e Flickr, per esempio), ma lo fa con minore immediatezza, a mio avviso.

Peraltro, di Flickr e YouTube ci sono anche i feed RSS, dunque non è affatto impossibile inserirli anche in RockMelt, con la differenza che il modo di gestirli è più uniforme.

Chi ha progettato RockMelt, secondo me, un po’ à la Steve Jobs ha “imposto” una certa semplicità di fondo, quell’essenzialità che, però, non perde di vista i due capisaldi, quelli che stanno “trainando”, in certo qual modo, lo sviluppo di software incentrato sulle interazioni social, cioè proprio Facebook e Twitter.

In fin dei conti, chi vuole qualcosina in più tra le scelte social può servirsi di TweetDeck, un eccellente applicativo funzionante in Air di Adobe, dunque installabile a occhi chiusi sia su Linux, sia su Mac, sia su Windows. In TweetDeck – che ho usato e continuo spesso a usare – si possono gestire anche MySpace e LinkedIn, per esempio. Ed esiste anche per gli smartphone.

Mi domando, infine, se RockMelt atterrerà anche su Linux. Ma non ho motivo di ritenere che ciò non avvenga: come c’è Chrome per tutti e tre i sistemi, così potrà esserci anche RockMelt e non credo proprio che l’azienda abbia motivi per sorvolare sul tema: recenti perplessità a parte, grazie a Ubuntu ora l’utenza Linux è molto meno scarna rispetto a qualche anno fa.

Ecco, queste sono le mie prime impressioni e le prime elucubrazioni sul tema: senz’altro ci si ritornerà sopra, ricordiamoci che è ancora Beta. Ripeto: se volete provarlo, scrivetemi o contattatemi su Facebook, non ho alcun problema, non ne sono affatto “geloso”. Almeno fin quando non decideranno di aprirlo al pubblico, l’invito è l’unico modo per averlo.

Post-scriptum: ah, dimenticavo una cosa importante. RockMelt decomprime automaticamente gli URL compressi, salvaguardando dal recarsi su siti “a sorpresa, una cosina non da poco in tema di sicurezza. Guardate questo post su Twitter, che nella shermata di Twitter appare compresso, mentre RockMelt lo visualizza già espanso:

RockMelt ha l'espansione automatica degli URL compressi (click per ingrandire)
RockMelt ha l'espansione automatica degli URL compressi (click per ingrandire)

Vi piace? Usate Facebook e vi invio gli inviti, senza alcun problema, ecco qui sotto come funziona: ce ne sono sempre, purché chi riceve l’invito poi lo installi.

Il meccanismo degli inviti su RockMelt
Il meccanismo degli inviti su RockMelt
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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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2 thoughts on “RockMelt, browser social: la minaccia di Flock”

  1. Grazie Federico… se ti consola, io di browser installati ne ho ben di più…

    Ciao!

  2. Ciao Marco, condivido appieno le tue impressioni (ah, grazie per la citazione 😉 ), RockMelt è un prodotto “stiloso”, un po’ alla Apple e ha tutte le carte in regola per trovare un suo pubblico. L’unico dubbio che ho riguarda il sovraffollamento che c’è ormai nel settore dei browser (sul mio Pc ne ho 4 o 5 e ne uso regolarmente 3), forse potrebbe mangiarsi una fetta di mercato di Chrome, di cui è di fatto uno spin-off o meglio, un potenziamento.
    Curiosamente, in questo periodo sto provando anche Inbox2, client di posta social che fa per le mail un po’ quello che RM fa per i profili…tutto è ormai all’insegna dell’integrazione delle proprie varie attività on line…

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