uSocial, tutti a dire uuh, ooh. Ma, ragionandoci…
Stupisce il mondo la notizia di uSocial, che dietro compenso porta al suo cliente una pletora più o meno numerosa di follower su Twitter. Sicuro che è una cosa nuova? Non mi sembra proprio
Sta facendo il giro della Rete la notizia, diffusa dalla BBC, dell’esistenza di uSocial (da leggersi YouSocial, non microSocial), un sito australiano la cui attività poggia sul microblogging di Twitter e può essere riassunta così: to follow for business.
In pratica, spiega Mauro Vecchio su Punto Informatico, pagare qualcuno per ottenere più seguaci. Cioè più followers. E tutti quanti giù a fare «ooh!», «uuh!».
Cosa c’è di cui stupirsi? Proprio un bel niente: come spiega Mauro – ed è peraltro lampante – è una questione di numeri. Se (almeno in alcuni casi) più follower significa più soldi, ben venga laddove i costi pagati a uSocial siano inferiori ai guadagni che produce.
Cosa sto dicendo? Ma non ricorda nessuno il concetto di claque, ovvero “un gruppo organizzato di spettatori che applaude o dissente non spontaneamente, ma dietro compenso economico o di altra natura”? Ecco qua, uSocial è semplicemente la claque duepuntozero.
Tutto sta a capire se ciò che si propone come “to be followed ” è… teatro, proposto da un altrettanto teatrale “imprenditore” che incidentalmente si trova su Internet, o se si ha qualcosa di serio da dire. Nel secondo caso, di claque di solito non c’è alcun bisogno. Nel primo si. Questione di scelte.
Un esempio? Ditemi se questa bimba ha alcun bisogno di claque!
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Etichette: claque,microblogging,spettacolo,twitter,usocial


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