Sicurezza informatica

Jetpack di Wordpress mi piace sempre meno: lo tolgo. E non solo

L'«immagine di copertina» dell'email
L’«immagine di copertina» dell’email

Ieri ho ricevuto un’email da Wordpress che mi è parsa molto strana. Oggetto: «L’anno 2014 per il tuo blog [nbtimes.it]». Titolo: «Il Tuo Rapporto Annuale da WordPress.com». Sottotitolo: «L’attività del tuo blog nel 2014». Introduzione: «I nostri folletti sono stati impegnati a mettere insieme un rapporto personalizzato con tutti i dettagli sul tuo blog nel 2014!».

Segue l’immagine che si vede qui in testa, accompagnata da un link (che riporto con oscurati i dati “personali”):

http://public-api.wordpress.com/bar/?stat=groovemails-events&bin=click&redirect_to=http%3A%2F%2Fjetpack.me%2Fannual-report%2F5750047%2F2014%2F&sr=1&signature=xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx&user=xxxxxxxxx@yyyyyyyyy.zzz&km_Type=annual-report&km_Campaign=annual-report-2014

Prima di tutto queste statistiche annuali non le ho mai richieste. In secondo luogo, il link, così com’è, richiede l’accesso a Wordpress.com e lì per lì non funziona. Trafficando, cioè entrando prima e lasciando il cookie di autenticazione, sono riuscito a entrare sull’unica utenza Wordpress.com che ho conservato. Risultato: trovo dentro Wordpress.com un grado di “penetrazione” all’interno dei miei blog che mai avrei sospettato.

L’integrazione di Jetpack, il plugin la cui unica vera comodità consiste nell’automatizzare la pubblicazione su Google+, a quanto vedo si è spinta ben oltre quel che può essere ragionevole.

Mi ritrovo in un pannello in cui ci sono tutti i dati di traffico, tutti i post scritti, dove cioè – in pratica – la gestione del proprio blog è letteralmente “replicata” all’interno di Wordpress.com, con tanto di possibilità di gestire plugin, aggiornamenti, articoli, statistiche, utenti, eccetera.

Se da un lato tutta questa integrazione può essere comoda per qualcuno, dall’altro produce una promiscuità che non mi piace affatto. In queste condizioni i miei blog non li sento più “miei”: li sento letteralmente “in mano” a Wordpress e la cosa non mi sta bene per niente. Infatti, le mie repliche locali dei siti (che si trovano nella mia Intranet, non accessibile dall’esterno), pur essendo replicati alla perfezione – con tanto di variazione a tutti i dati che fanno riferimento al nome a dominio – in “locale” non funzionano se prima non disattivo Jetpack.

Non va bene.

I miei siti debbono essere miei e basta: non esiste che Automattic si arroghi il diritto di ficcarci il naso fino a questo punto.

Perciò adesso inizierò una paziente opera di “disconnessione” da Jetpack e, successivamente, un’altrettanto paziente opera di rimozione di tutto ciò che è removibile da Wordpress.com, Gravatar.com e compagnia.

Aveva ragione Ghostery a indicare Gravatar come tracker. Il problema di fondo è che Wordpress si è diffuso troppo. Lo usano cani e porci, oltre al 48 per cento dei Top Blog di Technorati e altre menate. Di qui l’irrefrenabile spinta a sfruttare un patrimonio così grosso di dati, personali e non.

Ragazzi, mi dispiace, ma a me così non sta bene. Io non voglio tutte queste dipendenze, non voglio tutta questa promiscuità, non voglio tutta questa commistione tra aree squisitamente private, come deve essere ogni backend che si rispetti, e le aree che gli stessi backend mettono a disposizione del pubblico.

Perciò, in linea di massima, dovrò tornare sui miei passi. Niente più plugin di condivisione “aperti”, niente commenti aperti, niente più Gravatar, né Akismet, niente di niente, desidero tornare a una situazione di “0 trackers found” (zero tracciatori trovati). Ci sono i pulsanti di condivisione standard, quelli fatti da me, che sono semplici link ipertestuali del tutto inoffensivi.

Vedrò cosa posso fare per mantenere la codivisione automatica su Twitter e Facebook, e per quanto riguarda Google Plus, pazienza: finché mi andrà e me lo ricorderò, lo farò a mano, come del resto faccio per BBM.

Ma la situazione dei miei siti deve tornare del tutto indipendente. E se non fosse possibile, se Wordpress – con il tempo – dovesse forzare i propri utenti alla promiscuità, per quanto mi riguarda può anche andarsene a quel paese.

Vedrete. Torneremo, concettualmente, tutti al file “.html” puro e semplice. La bolla del social media marketing, del social media management e altre menate del genere si sta gonfiando e prima o poi scoppierà, perché corrisponde al vecchio detto napoletano “‘a pucch[beep]a ‘n mano a ‘e ccreature” (la sublime intimità femminile in mano a bambini). Aveva ragione Serge Latouche: l’ottica della crescita illimitata è inconcepibile in un mondo intrinsecamente caratterizzato dalla finitezza, prima o poi la scritta THE END deve arrivare.

Per quanto mi riguarda personalmente, comincio subito. Perciò, cari folletti «impegnati a mettere insieme un rapporto personalizzato con tutti i dettagli sul tuo blog nel 2014», tornatevene a casa: qui non siete ospiti graditi. Ve li dò io, i folletti.

FUORI DAI PIEDI

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Marco Valerio Principato

Informatico sin dal 1980, ha quasi sempre svolto questa attività sia nella Pubblica Amministrazione che fuori. Ora libero professionista e laureato con lode in Scienze della Comunicazione, si dedica alla donna della sua vita, ai suoi hobby e ai suoi siti.

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